13:37:00 Pubblicato da Tiziano C.



Brasile 1970


La Squadra Nazionale Brasiliana del 1970 è una squadra unica nel suo genere, che è entrata a suon di goal e giocate nei cuori degli appassionati del calcio. E’ con tutta probabilità l’unica squadra ad aver mai giocato con cinque “numeri 10” contemporaneamente: Gerson; Pelé, Rivelino; Tostão; Jairzinho. In un calcio spiccatamente difensivista (palla lunga e pedalare), il CT Brasiliano Zagallo, ex ala sinistra campione del mondo del 58, trova incredibilmente il modo di far coesistere questi cinque giocatori in campo, regalando spettacolo ed emozioni.










Fantasia, fantasia, fantasia.

Vedere giocare il Brasile è uno spettacolo: da buoni brasiliani tutti i giocatori amano tenere la palla tra i piedi, fare la giocata, ordendo fittissime trame di passaggi orizzontali interrotti da verticalizzazioni improvvise. Il movimento continuo e ritmico delle varie mezzali confonde anche le difese più arcigne; perdipiù, anche i terzini (in particolare Carlos Alberto Torres, il capitano), partecipano con continue sovrapposizioni alla manovra offensiva della squadra, rendendola di fatto una macchina da goal. Nel girone di qualificazione mondiale, giocato tra il '68 e il '70, il Brasile si trova ad affrontare , in gare di andata e ritorno, tre squadre:

-         Paraguay
-          Colombia
-         Venezuela

L’unico vero pericolo proviene dal Paraguay, squadra tosta nella mentalità ed Europea nella tattica. Tra andata e ritorno il Brasile segna quattro goal al Paraguay, senza subirne nessuno. Le più deboli Colombia e Venezuela vengono seppellite di goal: ben otto alla Colombia (tra andata e ritorno) e addirittura 11 al Venezuela. Il Brasile conquista quindi il primo posto nel girone con sei partite vinte su sei, con ventitre goal fatti e solo due subiti. L’unica partita in cui la squadra plasmata da Zagallo mostra qualche lacuna è proprio quella contro il Paraguay terminata solo 1-0, dove però le file dei verdeoro sono infarciti di comprimari (Joel; Paulo Cesar, etc.). Dopo i deludenti mondiali del ’66 il Brasile si presenta quindi ai mondiali Messicani voglioso come non mai, in cerca del terzo titolo Mondiale della propria storia.

Messico e Nuvole - I MONDIALI –


Il Girone del Brasile non è sicuramente dei più semplici. Gli avversari più insidiosi sono i campioni in carica Inglesi, con la Romania e la Cecoslovacchia mine vaganti. Più in generale, altre pretendenti al titolo Mondiale sono la solita Germania, seconda classificata al mondiale del 66, e l'Italia, in crescita dopo il disastroso mondiale Inglese.

Brasile – Cecoslovacchia 4-1 (24’ Rivelino, 59’ Pelé, 61’ – 81’ Jairzinho / 11’ Petras)

Pelé in azione
Il mondiale Brasiliano si apre ufficialmente il 3 Giugno 1970, contro la Cecoslovacchia, squadra ostica tatticamente ma senza stelle in mezzo al campo. Il Brasile archivia la pratica con un sonoro 4-1, ma il divario sarebbe potuto essere ancora maggiore se non fosse stato per il portiere ceco Ivo Viktor, in giornata di grazia. La prima partita del Brasile fa brillare gli occhi a tutti: il gioco messo in mostra è spumeggiante, “bailado” e bello da vedere, come nella miglior tradizione Sud-Americana. 


Brasile – Inghilterra 1-0 (59’ Jairzinho)

Carlos Alberto e Bobby Moore.
Il secondo match, contro i campioni in carica Inglesi, è più difficile. La spina dorsale Inglese è costituita da grandi campioni quali Gordon Banks, Bobby Moore, Bobby Charlton, Alan Ball e il bomber Geoff Hurst. La squadra messa in campo da Alf Ramsey, complice un’ottima condizione atletica e un pressing asfissiante, mette in difficoltà i più tecnici Brasiliani, che tuttavia già nei primi minuti di giuoco rischiano di passare in vantaggio. L’Inghilterra gioca un calcio piuttosto difensivo ma attento, e sfiora un paio di volte il goal con il solito  Hurst, complici disattenzioni difensive dei centrali Brasiliani. Il secondo tempo si apre con i verdeoro all’attacco: ci provano prima Rivelino, poi Tostão con un tiro da distanza ravvicinata, ma la porta difesa dall’esperto Banks sembra stregata. Al minuto ’59 un’ottima azione in solitaria di Jairzinho viene premiata con il goal: il Brasile è in vantaggio. I Verdeoro cercano con insistenza il raddoppio, ma un’attenta difesa inglese mette per la prima volta in difficoltà gli attaccanti Brasiliani. La partita finirà 1-0 per il Brasile.


Brasile – Romania 3-2 ( 19’ -  67’ Pelé, 22’ Jairzinho / 34’ Dumitrache, 84’ Dembrovschi)

La terza ed ultima partita del girone è contro la Romania, la cui unica stella è quella dello straordinario Nicolae Dobrin. Il Brasile comincia come aveva finito contro gli Inglesi: attaccando. Il divario tecnico tra le due squadre è notevole, e dopo 20 minuti il Brasile è già in vantaggio di due goal: in goal vanno prima Pelé, e nuovamente Jairzinho, splendidamente imbeccato dal compagno di squadra. Da notare la presenza, tra le file rumene, di un certo Mircea Lucescu.

Nei successivi minuti il gioco del Brasile mostra per la prima volta i suoi limiti: l’eccessiva leziosità dei giocatori Brasiliani con la palla al piede apre la strada al rumeno Dumitrache, che accorcia le distanze. Nel secondo tempo il Brasile riallunga nuovamente, ancora con un goal di Pelè, per poi vedersi nuovamente recuperato, ancora una volta per uno svarione dei difensori. La partita finirà 3-2.


Brasile – Perù 4-2 ( 11’ Rivelino, 15’ – 52’ Tostão, 75’ Jairzinho /  28’ Gallardo, 70’ Cubillas)

La prima squadra che il Brasile affronterà nella fase ad eliminazione diretta è il forte Perù.

La stella più lucente del Perù è il fortissimo Teofilo Cubillas, in seguito considerato giocatore peruviano più forte di sempre. E’ un giocatore velocissimo, con un gran tiro da fuori e letale sui calci di punizione. La difesa peruviana è diretta dal forte Hector Chumpitaz, difensore dai notevoli mezzi fisici e tattici. La punta di diamante è Hugo Sotil, giocatore tutto tecnica e dribbling, che da lì a poco sarebbe diventato un vero e proprio idolo della tifoseria blaugrana.
Lo straordinario Cubillas in azione

La partita è bella e spettacolare. Il Brasile passa subito all’11 con un gran goal di Roberto Rivelino, e poco dopo raddoppia con Tostão. Il Perù però è squadra caparbia e testarda, e non si arrende. Al 28 arriva il pareggio di Gallardo dopo una bella azione. In difesa Chumpitaz quasi si sdoppia, marcando sia Pelé che Tostão. Lo strapotere tecnico Brasiliano è troppo anche per questo Peru:  Tostão sigla il 3-1 poco dopo il secondo tempo, e subito dopo sfiora il goal della sua tripletta. Il Peru attacca a testa bassa, complice un Cubillas in straordinaria forma. Ed è proprio il fuoriclasse peruviano a siglare un insperato goal al 70’. Il risultato è ora di 3-2: partita riaperta. Il Brasile dimostra ancora una volta di essere una squadra con una mentalità vincente, e poco dopo ritrova il definito 4-2, del solito Jairzinho.

Brasile – Uruguay 3-1 (44’ Clodoaldo, 76’ Jairzinho, 89’ Rivelino/ 19’ Cubilla)

Alle semifinali il Brasile incontra un’altra squadra Sud-Americana: l’Uruguay. Tra le loro fila gli uruguagi possono schierare una squadra di tutto rispetto: in porta c’è il fortissimo Mazurkiewicz, e il duo d’attacco è formato da giocatori rapidi e tecnici come Luis Cubilla e Pedro Rocha. Il centravanti è il possente Morales. Sud-Americana nel nome ma Europea nel gioco, la squadra Uruguaiana fa dell’aggressività, della grinta (la famosa “garra”), e della tattica il punto di forza. La partita è vibrante e tesa: i primi 20 minuti sono appannaggio dell’Uruguay, che pressa a tutto campo raddoppiando su ogni portatore di palla. Il vantaggio è di Luis Cubilla, al ’19. L’Uruguay continua ad attaccare mettendo in difficoltà il Brasile, che però non si scompone minimamente. Al ’44, complice una disattenzione dei difensori uruguagi, il Brasile si riporta in partita con Clodoaldo. Il secondo tempo i Brasiliani attaccano a testa bassa, sfruttando rapide sovrapposizioni sulle fasce e giocate al limite dell’umano. Il 2-1 è questione di tempo: al ’76 Jairzinho porta in vantaggio i verdeoro, che schiacciano l’Uruguay nella propria metà campo. Il sigillo finale, del 3-1, è ad opera di Rivelino poco prima del fischio finale. Il Brasile è in finale.

Brasile – Italia 4-1 ( 18’ Pelé, 66’ Gerson, ’71 Jairzinho, ’86 Carlos Alberto / 37’ Boninsegna)

L'impressionante stacco di Pelè.
La finale si giocherà contro l’Italia reduce dal famoso 4-3 alla Germania. Gli atleti azzurri, a loro parziale discolpa, arrivano stanchi e provati dalla semifinale giocata contro i Tedeschi. In un gremito Stadio Azteca (107.000 presenti) si sfidano la mentalità difensivista (tutta difesa e ripartenze) Italiana contro la fantasia e la tecnica Brasiliana. Tra le fila Italiane spiccano due “blocchi”: quello della grande Inter e quello del Cagliari fresco vincitore del campionato. A guardia della porta c’è Albertosi; davanti a lui, in una difesa a 4, ci sono Cera, Rosato, Burgnich e Facchetti. I due centrali di centrocampo sono “er trottola” de sisti, e Mario Bertini, fondalmente due interditori, seppur dotati di buone qualità tecniche. I due centrocampisti offensivi sono Sandro Mazzola e Angelo Domenghini, alle spalle della coppia d’attacco Riva / Boninsegna.
I Brasiliani festeggiano la vittoria.
L’Italia parte bene, dimostrando grande compattezza tra i reparti e una difesa attenta ed aggressiva. Tutto cambia però al 18° minuto. Dall’out sinistro parte un improvviso cross verso il centro dell’area azzurra: l’arcigno Burgnich salta, ma viene superato da un imperioso stacco di Pelè che resta quasi sospeso in aria, insaccando. Il Brasile è in vantaggio. Invece di sfruttare il momento positivo il Brasile comincia a palleggiare a centrocampo: un errore di Clodoaldo, pressato da Boninsegna, mette quest’ultimo nelle condizioni di segnare. E’ 1-1. Il secondo tempo, dopo una rapida azione fuori dall’area, Gerson trova l’angolo basso vincente e con una gran botta di sinistro riporta il Brasile in vantaggio. I giocatori Brasiliani hanno trovato la quadratura del cerchio: l’Italia, stanca e sfiduciata, molla. Il 3-1 arriva poco dopo: cross dalla sinistra, spizzata di testa di pelè per l’accorrente Jairzinho. E’ 3-1. Il Brasile dilaga. All’86 arriva il sigillo di Carlos Alberto Torres, splendidamente servito da Pelè. Il destro del terzino è micidiale per potenza e precisione, e nulla può l’incolpevole Albertosi. Il Brasile è Campione del Mondo.


Goal totali realizzati: 19 reti (6 partite)
Goal totali subiti: 7 reti
Media Goal a partita: 3,1


La Tattica


Come scritto precedentemente, il Brasile adotta una tattica spregiudicatamente offensiva e fortemente sbilanciata in avanti. La linea di difesa davanti a Felix, rigorosamente a zona, è formata da due centrali quasi sempre piantati davanti al portiere, da un terzino di movimento e corsa come Carlos Alberto Torres e, sull’altra fascia, da uno più bloccato e attento (Everaldo).
Il primo centrocampista davanti alla difesa, in una posizione di “volante” atipico c’è Clodoaldo il quale, in fase di possesso palla si spinge anche avanti sfruttando i propri mezzi tecnici. In fase di non possesso invece agisce quasi da mediano davanti ai due lenti centrali. Sempre sull’asse centrale, più avanti, è posizionato Gérson, il playmaker della squadra. Sebbene non mobile quanto il compagno di reparto Clodoaldo anche Gerson spesso si posiziona davanti alla difesa, fungendo da regista arretrato (deep-lying playmaker).
Il fronte offensivo è formato da quattro uomini, disposti in questo modo: sulla sinistra, largo, c’è Rivelino, che spesso agisce tra le linee e si muove anche in diagonale verso il limite dell’area avversario. Nel ruolo di mezzala sinistra, come il numero 10 che porta sulla schiena, c’è Pelè. In campo però il re del calcio agisce prevalentemente nel ruolo di trequartista offensivo/playmaker dietro ai due attaccanti. Come centravanti di manovra c’è Tostão, che ama giocare come attaccante di raccordo e, come giocatore di sacrificio, indietreggia spesso fino a centrocampo sfruttando le proprie doti di assist-man. Infine sull’out destro c’è la vera arma in più del brasile, il brasiliano Jairzinho. Probabilmente il meno dotato tecnicamente tra i compagni di reparto, ama giocare largo sulla destra per poi accentrarsi o sfruttare i corridoio aperti dai compagni di squadra.
Nella fase di possesso palla il Brasile non ha punti deboli: può sfruttare le fasce, in particolare la destra (Carlos Alberto Torres / Jairzinho), o anche il centro, sfruttando l’impressionante spina dorsale della squadra formata da Clodoaldo-gerson-pele-Tostão. La difesa gioca parecchio alta, quasi sulla linea di centrocampo, i reparti sono compatti e comunicano molto tra di loro. Il movimento senza palla è quasi costante, garantendo continuamente spazi libero per l’uno o l’altro attaccante. Il gioco è prevalentemente basato su fraseggi stretti o improvvisi verticalizzazioni, e gli undici in campo sono disposti molto “larghi” in modo da allargare le difese avversarie.




I Protagonisti


Félix (portiere) #1 – 176 x 72 kg – destro – portiere mediocre, il punto debole della squadra. Discreto tra i pali, riflessi nella media e buon piazzamento tra i pali. Di certo il Brasile ha avuto portieri molto migliori.










Carlos Alberto Torres ( terzino destro) # 4 – 180 x 77 kg – destro. Capitano della squadra nonché straordinario difensore. Pur Brasiliano nell’animo è un’ottima difensore, in grado di giocare sia come terzino destro che come stopper; legge benissimo l’azione sia dal punto di vista difensivo che offensivo. Tecnicamente è dotato di un tiro potente e preciso (vedi il quarto goal nella finale contro l’Italia), di un passaggio e di un cross preciso. 









Wilson Piazza (difensore centrale) #3 - 178 x 74 kg – destro – Fa coppia con il gigantesco Brito in difesa. Al contrario del rude compagno di reparto  Piazza è un difensore di stazza media, dotato di discreta velocità e buono in marcatura. Frequenti le sbavature in difesa nell’arco del torneo.










Hércules Brito (difensore centrale/mediano ) #2 – 188 x 81 kg – destro – Il nome Hércules non è casuale: possente mediano riciclato difensore centrale dall’allenatore Zagallo; è giocatore dal fisico dirompente, forte, resistente, rude, tanto abile di testa quanto lento e impacciato palla al piede. Insieme al compagno Piazza costituisce l’anello debole della squadra verdeoro.










Everaldo (terzino sinistro) #16 – 171 x 68 kg– Mancino. Terzino sinistro piuttosto rapido e discretamente abile in marcatura. Un po’ lezioso con il pallone tra i piedi e dal carattere non certo semplice (poco dopo i mondiali prese a pugni un avversario dopo un brutto fallo).












Clodoaldo (mediano di spinta) #5 – 174 x 75 kg – destro. Centrocampista moderno, in grado di interpretare la fase difensiva ed offensiva con egual abilità. In questo Brasile è lui il “volante” davanti alla difesa: dispone di un’ottima tecnica palla al piede; è rapido, agile ed ha una buona visione di gioco.







Gérson (regista) #8 – 170 x 69 kg  – Mancino. Considerato il successore del grande Didi, è lui il regista della squadra, il cervello e il metronomo del centrocampo, zona nevralgica della manovra. Sono suoi i lanci millimetrici per le punte e le ali, ed ha il difficile compito di organizzare un centrocampo e un fronte offensivo infarcito di mezzepunte e attaccanti. E’ uno dei migliori “passatori” di sempre.










Roberto Rivelino (playmaker/ala sinistra) #11 – 173 x 73 kg – Mancino – “La Patata Atomica ” è uno dei giocatori verdeoro più talentuosi di sempre. Nato come trequartista centrale, viene schierato sulla sinistra per permettere l’inserimento di Pelé e Tostão in avanti. Roberto Rivelino, oltre che per i suoi folti baffi, è famoso per il suo straordinario piede sinistro, da cui partono veri e propri missili terra-aria nonché passaggi e cross col contagiri. E’ celebre anche per il “flip-flap”, straordinaria finta a lui attribuita. In campo opera come “falsa ala” sinistra, essendo comunque in grado di svariare su tutto il fronte offensivo. Costituisce anche un’importante sbocco per la manovra.




Jairzinho (ala destra/centravanti) #7 – 173 x 76 kg – Destro. Centravanti puro nelle testa e nell’animo in campo opera come “finta” ala destra. Parte da lontano e, sfruttando inarrestabili discese palle al piede, nonché veloci triangoli, si lancia in area di rigore. E’ un giocatore rapido, muscolarmente incredibilmente esplosivo e tonico, resistente, forte di testa e di piede. Sarà capocannoniere della nazionale e vice-cannoniere del mondiale, dietro solo allo straordinario Gerd Muller.




Tostão (centravanti di manovra/ seconda punta) #9 – 170 x 69 kg – Mancino. Giocatore spesso sottovalutato, Tostão è un centravanti di manovra, essendo dotato, oltre che di eccezionali mezzi tecnici, anche di un’intelligenza tattica non indifferente. E’ al tempo stesso uomo assist e finalizzatore. Trai numeri dieci Brasiliani è lui la punta più avanzata, anche se non la più offensiva come vocazione.









Pelé (mezzapunta sinistra/seconda punta/trequartista) #10 – 173 x 73 kg – Ambidestro – Cosa dire di lui ? A 30 anni vince il suo terzo (anzi, secondo) mondiale da protagonista. Rapidità, tecnica, fiuto del goal, forza fisica. In questo mondiale Pelé mette in mostra anche una straordinaria intelligenza tattica, operando per la prima volta in nazionale come trequartista puro alle spalle del compagno di reparto Tostão e dell’ala destra Jairzinho.



Altezza media: 175 cm
Peso medio:  73 kg


Riserve

#6 Marco Antonio (GK)
#12 Ado (GK)
#13 Roberto (ST)
#14 Baldocchi (DF)
#15 Fontana (DF)
#17 Joel (DF)
#18 Paulo César (MF)
#19 Edu (ST)
#20 Dario (ST)
#21 Zé Maria (DF)
#22 Émerson Leão (GK)

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