09:28:00 Pubblicato da Tiziano C.
Aranycsapat - La Grande Ungheria



E’ un freddo settembre del 1944, quando la potente Armata Rossa Sovietica occupa l’Ungheria e, dopo un assedio durato oltre 2 mesi, invade la capitale Budapest, che viene completamente rasa al suolo. Cinque anni dopo, nel 1949, il Parlamento ungherese approva la nuova costituzione, plasmata sulla base dell’allora vigente costituzione Sovietica. L’Ungheria cambia nome, divenendo “Repubblica Popolare Ungherese” e, a tutti gli effetti, uno stato satellite della grande potenza comunista. Vengono adottati simboli come la stella rossa, la falce e il martello e lo stato entra nella cosìdetta “Epoca Stalinista”.  E’ un periodo di grandi cambiamenti, sia a livello legislativo che ideologico, e il nuovo governo (a cui capo c’è il gelido Matyas Rakosi), impone alle squadre sportive dell’epoca un legame economico (e non solo) con le grandi aziende comuniste e corpi statali (come l’esercito)(...)




Dalla vecchia Kispest, discreta squadra della capitale, nasce la Honvéd , la squadra dell’esercito. Nella nuova Honvéd  vengono annessi i migliori giocatori dell’epoca, e in poco tempo la squadra apre un ciclo vincente straordinario, vincendo quattro scudetti (dal 50 al 55) e mostrando un calcio spettacolare e vincente. L’allora selezionatore della nazionale, l’ex centromediano Gusztav Sebes, non può che fare completo affidamento sul trionfale blocco Honvéd, e in parte sul Vörös Lobogó, o MTK. 
I Protagonisti.

La tattica di base usata da Sebes è il famoso Metodo (o doppia W), cui però l’allenatore Magiaro appone sostanziali modifiche, che faranno - negli anni avvenire - la fortuna di questa squadra. Il tutto nasce dalla mancanza di un centro-attacco di ruolo: il famoso Ferenc “Bamba” Deak, il più grande centravanti Ungherese dell’epoca, è costretto a rinunciare alla chiamata in nazionale per non meglio specificati conflitti con il governo comunista; a motivo di ciò l’allenatore è costretto a ripiegare sul pur bravo Sebes, giocatore mobile e tecnico. Le prime partite con Sebes titolare sono discrete, ma siamo ancora distanti anni luce dalle idee rivoluzionarie di Sebes. Un giorno, la rivelazione. Nel Vörös Lobogo (ex MTK) gioca, in posizione di ala, un certo Nandor Hidegkuti, giocatore dalla grande intelligenza tattica e dalla tecnica cristallina. L’allenatore lo convoca, schierandolo come vertice basso del suo WM, ma senza i risultati sperati. La manovra della squadra non è fluida, e i marcatori avversari ingabbiano spesso Hidegkuti, bloccando lo sbocco offensivo della squadra. Un giorno, però, la squadra Ungherese affronta due buone squadre dell’epoca, la Polonia e la Finlandia. Intuendo che i problemi di Hidegkuti sono esclusivamente di natura psicologica, e non tattica, Sebes comunica al giocatore che è nell’11 nazionale solo all’ultimo secondo. La prestazione di Hidegkuti è superba, e contribuisce in modo straordinario alla vittoria della squadra.

Nandor Hidegkuti
Sebes ha trovato il suo gioiello: schierato come finto centravanti, ma in realtà playmaker avanzato, Hidegkuti tesse la manovra come pochi altri, indietreggiando a centrocampo per lasciare spazi alle due mezzali. Tatticamente la Grande Ungheria gioca un calcio naturale, fluido, a tratti spettacolare. La squadra si adatta agli avversari, talvolta giocando con improvvisi lanci e verticalizzazioni o magari tessendo fitte trami di passaggi fino ad arrivare in porta. Il concetto del giocatore fermo in campo per ricevere il pallone scompare del tutto: i giocatori ungheresi si muovono negli spazi, lasciando sbalorditi avversari e critica. Vederli giocare è uno spettacolo: tutti, avversari e stampa compresi , tessono le lodi di questa grande squadra dalla tattica rivoluzionaria . In campo sono così disposti:

Gyula Grosics (Honvéd ) -> Portiere straordinario, titolare della Honvéd . E’ un giocatore dal sicuro rendimento, con grandi riflessi ed agilità.

Jeno Buzansky (Komloi Banyasz) -> terzino destro. Più che il terzino del metodo (che è più uno stopper), Jeno è in realtà quasi un precursore del terzino fluidificante. E’ un giocatore che compensa la discreta tecnica con mezzi atletici straordinari. Sulla fascia è una furia.

Mihali Santos (VörösLobogo, MTK)-> terzino sinistro. Seppur meno dotato del compagno di reparto è comunque un giocatore rapido, in grado tanto di difendere quanto di attaccare. Probabilmente il punto debole della squadra.

Gyula Lorant (Honvéd )-> centromediano sistemista. Il possente Gyula Lorant opera come “muraglia” di fronte alla difesa. I suoi compiti sono quelli dello stopper: è lui adibito a marcare il centro-attacco avversario.

Bozsik
Jozsef Bozsik (Honvéd )-> mediano destro. Il cervello del centrocampo, Jozsef è un giocatore straordinario. Riunisce in sé le qualità difensive del mediano a quelle tecniche del playmaker. Possiede una straordinaria visione di gioco e un lancio millimetrico. E’ lui il regista arretrato della squadra, e probabilmente insieme a Puskas il giocatore più talentuoso.

Zakarias (Vörös Lobogo/Mtk)-> mediano sinistro. In contrapposizione a Bozsik, Zakarias è il “faticatore” e il recupera palloni della squadra. Tecnicamente mediocre, fa delle grande resistenza e della grinta le sue doti migliori.

Budai II (Honvéd ) -> finta ala destra. Budai II opera in un ruolo particolare: non è la classica ala destra alla matthews, quanto una finta ala che ama operare all’altezza dei due mediani, e più che andare sul fondo e crossare non disdegna accentrarsi per creare superiorità numerica. Tecnicamente è un giocatore valido, con un ottima visione di gioco. Costituisce un’importante sbocco della manovra sulle fasce.

Zoltan Czibor (Honvéd )-> ala sinistra. “Uccello pazzo” è un giocatore straordinario, una sorta di garrincha magiaro. Rapidissimo, agile, grande tecnica, ama saltare gli avversari come birilli per poi far partire il suo destro velenoso o cross tesi e precisi.

Puskas
Ferenc Puskas (Honvéd )-> mezzala metodista sinistra. Il colonnello e capitano è sicuramente il miglior giocatore ungherese di sempre. In campo opera come mezzala sinistra, ma in realtà nelle sue corde c’è lo spirito del centravanti più puro. Piccolo e grassottello ha un calcio sinistro tra i più potenti e precisi della storia del calcio, un grande opportunismo sotto rete e una naturale predisposizione al “comando”, anche in campo. Sovente lo si vede indietreggiare per aiutare la manovra della squadra, o per far partire il suo micidiale tiro. 84 goal in 87 partite. 

Sandor Kocsis (Honvéd )-> mezzala metodista destra. Anche lui, come Puskas, è un centravanti purissimo mascherato da mezzala. Giocatore piuttosto alto ma filiforme venne conosciuto come “testina d’oro”, per via della sua pazzesca abilità nel colpo di testa e nello stacco. Oltre il 90% dei goal segnati con il club e la nazionale saranno infatti di testa. I suoi numeri sono straordinari: nelle squadre di club mette a segno 272 goal in 325 partite; con la nazionale sono 75 i goal in 69 partite: numeri pazzeschi.

Nandor Hidegkuti (Vörös Lobogo, MTK)-> centro-attacco. E’ lui il cardine della manovra della squadra, nonché l’intuizione geniale di Sébes. Nonostante figuri come centro-attacco Hidegkuti è in realtà un trequartista mascherato, che una volta in campo indietreggia a centrocampo (trascinandosi il marcatore), per favorire gli inserimenti dei due veri attaccanti: Puskas e Czibor. E’ un giocatore eccezionale: tecnica e visione di gioco al servizio di una naturale intelligenza tattica.

Dal punto di vista tattico quindi l'attacco non è più formato da una W, come previsto dal metodo, ma si trasforma in una M, con Hidegkuti vertice basso. Una tipica azione dell’Ungheria vede Hidegkuti ricevere palla a centrocampo, trascinandosi dietro il marcatore, servire rapidamente una delle ali il cui unico compito è passare la sfera gli accorrenti Puskas & Kocsis.

La partita di Wembley
La squadra plasmata da Sebes dà spettacolo nelle amichevoli. A tal proposito come non citare l’incredibile partita da Ungheria ed Inghilterra giocata nel ’53. I maestri inglesi, considerati imbattibili e mai sconfitti in casa nella loro storia, affrontano gli spavaldi Ungheresi. E’ il 25 Novembre del 1953, lo stadio è pieno e la stampa è in fibrillazione. Dopo 30 minuti di giuoco l’Ungheria è avanti di ben 3 reti (Hidegkuti 2, Puskas e Bozsik). La partita finirà 6-3 per i magiari: un vero e proprio shock per i britannici. Férénc Puskas, a Wembley, si renderà anche protagonista di uno dei goal più belli della propria carriera: si trova nell’area inglese, defilato sulla destra, marcato a uomo da Billy Wright, straordinario difensore inglese, quando riceve un passaggio dall'out destro: lo stop è perfetto, poi, in poco più di mezzo secondo, si porta la palla dal destro al sinistro usando la suola e subito dopo scarica un missile con il sinistro, un goal straordinario. La stampa inglese è sbalordita: mai avevano visto una squadra così rapida, rivoluzionaria, con scambi rapidi e lesti: è il preludio al calcio totale. Gli inglesi rimasero stupiti in particolar modo dal ruolo di Hidegkuti, visto addirittura nella sua area di rigore: una cosa assolutamente impensabile. Come da tradizione per l’epoca, gli Ungheresi invitarono gli Inglesi a Budapest per una rivincita, che si tenne nel maggio del 54, poco prima del Mondiale Svizzero. Fu un disastro: la compagine inglese perse 7-1, la peggiore sconfitta della loro storia.

Tutto ciò fu solo un preludio a quello che successe in seguito. Nel 1954 i mondiali si tennero in Svizzera: si parlava un gran bene dell’Ungheria , imbattuta da ben 4 anni, e da alcuni considerata tra favoriti, ma molti pronosticavano una rivincita del forte Brasile (fresco della sconfitta nel 50 all’opera dell’Uruguay), ed ovviamente l' Inghilterra.

Il 3-2 decisivo tedesco.
Nelle prime partite la marcia dell’Ungheria è trionfante. Mostrando una straordinaria supremazia calcistica sconfisse 9-0 la Corea del Sud, 8-3 la forte Germania Ovest, 4-2 il Brasile (in una splendida partita) e 4-2 l’Uruguay campione in carica. La finale si giocò a Berna il 4 Luglio 1954 contro la Germania Ovest, già battuta nella fase a gironi. Qualcosa di strano però accadde in entrambe le partite contro la Germania. Nella prima, quella della fase a gironi, i tedeschi schierarono stranamente quasi tutte le riserve, cui dissero di non importarsene tanto del risultato finale quanto di “eliminare” il pericolo maggiore della squadra ungherese: il capitano e bomber Férénc Puskas. Detto, fatto. Puskas, a motivo di un grave infortunio, fu costretto a saltare i quarti di finale e la semi-finale. Teoricamente avrebbe dovuto saltare anche la finale, vista la gravità dell’infortunio, ma Il Colonnello non se la sentì di mancare ad un appuntamento storico.
Il bomber Sandor Kocsis
Dopo 8 minuti della finale l’Ungheria era già in vantaggio di due reti, una proprio di Puskas (a mezzo servizio) e l’altra di Czibor. Con una reazione di orgoglio la Germania portò il risultato in parità (goal di Morlock e Rahn). A 4 minuti dalla fine accade l’impensabile: il veloce Helmut Rahn, ala destra tedesca, salta in velocità Gyula Lorant e con un potente diagonale insacca. La Germania è campione del mondo. All’Ungheria spetta un magro secondo posto, e a Sandor Kocsis la palma di miglior bomber dei mondiali, con ben 11 goal. Ma sono solo magre consolazioni. Sono molte le ipotesi su come andò veramente quella finale: alcuni dicono che la modesta compagine tedesca (che dalla sua aveva due soli fuoriclasse, ovvero l’ala Helmut Rahn e il forte capitano Fritz Walter) fece uso di doping, e in effetti a vedere le immagini si nota come i giocatori tedeschi abbiano avuto un insolita freschezza atletica. 
Altri dicono che la fitta pioggia abbia reso più difficile il gioco tecnico e rapido degli ungheresi e facilitato quello tedesco; c’è invece chi dice semplicemente come la nazionale invincibile abbia sempre reso meglio negli scontri diretti più che nelle competizioni, dove bisogna dosare la forza. Polemiche a parte, l’Ungheria di quel periodo è con tutta probabilità, insieme all’Olanda del 1974 (caso strano, sconfitta sempre dalla Germania), la più forte nazionale a non aver mai vinto un mondiale e, in generale, la più forte squadra nazionale di sempre dopo ( o alla pari)  il Brasile del 1970.

La rivoluzione ungherese del 1956 costrinse i migliori giocatori ad accasarsi nei più prestigiosi club europei (puskas al real, kocsis al barcelona, etc.), ponendo anche fine ad una straordinaria generazioni di fenomeni, che non ritornerà mai più.



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1 Response to " "

  1. Netherlander Said,

    è davvero un peccato che non abbia raccolto quel che meritava, nessun albo d'oro che ricordi quelle storiche imprese e la loro rivoluzione calcistica. racconti come questo sono basilari affinché non se ne perda la memoria. ottimo articolo :sisi:

    Posted on 16 settembre 2010 22:34

     

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